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Identità Golose 2013 #2. Un pomeriggio di ordinaria follia. Un giro per il mondo. Stili diversi :)





Dopo la garbata gestualità di Identità di Sala, il pomeriggio di Domenica si fa ritmato, sincopato, "autoctono", rock.
Solo adesso che scrivo me ne accorgo dei contrasti vissuti, un giro per il mondo ogni volta diverso che li per li, forse ho apprezzato poco ma che invece aveva tutta la carica di stile e forma di ogni parte del mondo, di ogni chef.
Un esercizio che deve portare a immedesimarsi e rispettare ogni identità per quella che é.
Inutile valutare le cucine di altri paesi confrontandole con la nostra, ingredienti e cotture diverse ci fanno perdere un filo logico.
Comprendere, immedesimarsi, rispettare.
Inizio.

Thiago e Felipe Castanho


La panorama della gastronomia brasiliana (e, in gran parte anche quella peruviana), sono impegnate fondamentalmente nella ricerca di prodotti amazzonici non convenzionali, applicati alla cucina.
C'è da capire che la ricerca è ardua e quasi infinita. 
Come successe  l'anno scorso, Alex Atala promuove il riso nero, che in passato era considerato un "difetto" e che oggi viene utilizzato giovando così l'economia, non solo dei piccoli imprenditori ma persino degli indigeni che possono, in questo modo inserirsi nel sistema e trovare un ruolo.
Grandissimo rispetto per il territorio e la sua gente. Per me, un concetto rivoluzionario.
Thiago si dedica fondamentalmente alla cucina e alla ricerca del prodotto, Felipe alla pasticceria. Due sono i loro ristoranti: Remanso do Peixe, a Belém, il ristorante di famiglia. Il secondo ristorante, Remanso do Bosque, sempre a Belém e ancora più vicino al parco nazionale dell'Amazzonia, con una cucina più moderna, basata nella ricerca dei prodotti del territorio.
Una ricetta su tutte: gli gnocchi di banana al 100%, semplicemente passati nel burro bruno. Una metafora dolce-salata incantevole.

Rafael Peña


Spagnolo di Barcellona, si forma in grandi cucine, da Ferran Adriá a Martin Berasategui dai quali, si nota bene, ha appreso la tecnica.
É passato per un paio di cucine a Stoccolma, dove è rimasto ben due anni, infatti, in qualche dettaglio dei suoi piatti, si percepisce l'influenza nordica.
Oggi ha un ristorante tutto suo, il Gresca, un piccolo bistrot di solo 9 tavoli e cucina semplice, per modo di dire.
Devo ammettere che all'inizio sono rimasta perplessa, forse troppi stimoli diversi difficili da razionalizzare e comprendere. Adesso rileggo gli appunti e capisco. La sua identità spagnola rimane fedele a se stessa, la tecnica e qualche contaminazione nordica si amalgamano perfettamente dando vita a piatti moderni e gustosi, sapidi, di grande presenza e personalità.



Per capire: il piatto in alto è un filetto di sarda marinata in sale e zucchero e spruzzata con jerez, che "cuoce" velocemente con la fiamma ossidrica, dando  croccantezza eterna e quindi consistenze diverse. 
 La sua memoria nordica: utilizza un burro di alici (1 alice, 200 g di burro), burro che congela in una lamina finissima che va appoggiata sopra la sarda creando così un'altro contrasto di consistenze e temperature.
Il piatto si completa con pane di segale e noci, limone grattugiato e del verde spontaneo di campo che, onestamente non ricordo ma sembrano proprio trifogli. (se ve lo ricordate, scrivetelo nei commenti please ;)
Per finire, cucina uno dei piatti spagnoli per eccellenza: la Tortilla.
La tortilla non è una semplice frittata, la tortilla deve essere cremosa all'interno avendo comunque il suo esterno ben sigillato e, per carità, senza farla diventare marrone. Insomma, eseguire correttamente una tortilla non è cosa semplice.
Cosa escogita Rafael Peña? inverte il modo di cottura e, con la sua già menzionata tecnica, parte dalla cremosità delle uova facendole cuocere a sottovuoto a 70 gradi, rosola cipolla e salsiccia di maiale sino a farle ridurre quasi a puré e aggiunge per ultimo l'uovo e dell'erba cipollina. Versa il tutto su delle fettine sottili di pancetta, avvolge per dare la forma di tortilla, passa velocemente il cannello per dare effimera cottura e leggera consistenza alla pancetta-involucro e accompagna con dei pomodori semi secchi.
Ad occhio nudo, la tortilla perfetta. Un estratto pregiato di tortilla, cremosa e leggera al palato ma piena di sapore.
Torno sui miei passi e ritiro le mie parole, Rafael Peña mi e piaciuto.
Tanto.


Magnus Nilsson



Allora, ve lo dico subito, il giovane Magnus mi sta molto simpatico, davvero. Ho il massimo rispetto per l'opera titanica che ha intrapreso nel suo ristorante, il Fäviken Magasinet, immerso in un bosco a Nord della Svezia, dove in 4000 ettari da sogno, tra montagne, bosco e laghi, tutto viene coltivato e allevato in natura, come un tempo, senza tecnologie macchinari ecc.
Grande comprensione del ingrediente "puro" dove l'unico condimento sono erbe e sale.
Sicuramente, per dare un'opinione bisognerebbe andare nel suo ristorante, forse più di una volta e, se é vero che prima di sedersi in uno dei suoi 12 tavoli, bisogna ammazzare un anatra prendendola per il collo, non so se avrò il coraggio di avvicinarmi. Mai dire mai, che la sottoscritta cambia idea continuamente (ahimè).
Tuttavia intuisco che io e il giovane Magnus, non siamo uno per l'altra, no :(
Questo intelligente e talentuoso ragazzo presenta un dolce per finire il pasto, un vassoio pieno di prodotti locali e tradizione svedese, chiamato Fika.


Ho un difetto, mentre quando ero più giovane non facevo altro che mangiare dolci (e pesavo 10 kg in meno, vabbé), oggi mangio il dolce a fine pasto solo se è eccezionale, altrimenti salto. 
Per dire la verità, questa Fika forse la mangerei a merenda. Si, a merenda, perché no! Una merenda bucolicamente svedese! 

Ryan Clift


E qui finiamo in bellezza! Quanto mi e piaciuto Ryan Clift!!
Inglese di nascita, approda  nella lontanissima Australia per finire dando vita al suo Tippling Club  a Singapore.
Il suo concetto di base consiste nell'arte di abbinare il bicchiere al piatto. E, vi prego, non pensate al vino! Qui tutto coesiste in abbinamenti più che altro da barman moderno e molto rock. 
Ogni piatto è l'estensione di quello che si beve e viceversa. Un tutt'uno. Un cerchio interattivo che si chiude ogni volta alla perfezione.


Essendo poi in Singapore, gli ingredienti sono protagonisti esotici, come yuzu, mescolati a birre inglesi, tequila, Aperol oppure pregiati te verdi giapponesi. 
Usa distillatori come un cuoco userebbe le padelle, esegue cocktails con champagne e poi, con un moderno strumento lo ri-gassa a piacere.
Sul palco c'è anche il nostro giovanissimo Lorenzo Cogo, che Ryan Clift definisce "fratellino" e che ha lavorato con lui.
Spiega abbinamenti, colori, sapori e sensazioni attraverso un video, ritmato e piacevolmente allucinogeno come lui.
Impossibile descrivere, tanto ero estasiata, che nemmeno ho preso appunti.


Uno sballo da fine giornata che, davvero, avrei voluto concludere seduta al bancone del  Tippling Club.

A la salud!!



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Identità Golose 2013 #1. Identità di Sala.




La nona edizione di Identità golose inizia.
Il discorso d'apertura aspetta al Presidente, Paolo Marchi.
Il tema di quest'anno é il Rispetto.
Una frase d'apertura pronunciata da Paolo Marchi ma appartenente a Marilyn Monroe dice: "Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori e tengo per me la certezza che si può sempre migliorare.”
Mi piace, condivido.

Ho molto invidiato siti e blog che, avendo più di una persona in redazione, riescono a "coprire" ogni evento per poi, magari, riunirsi a condividere quanto appreso e imparato, sensazioni e disappunti.
Non é il mio caso, quindi le scelte sono d'obbligo.
Per la mattina di Domenica scelgo, senza alcun dubbio, Identità di Sala e non me ne pento. Intuivo a cosa andavo incontro, ma il vissuto ed il sentito in quelle due ore é stato ben superiore.
Il primo intervento appartiene a Giuseppe Palmieri, sommelier di Osteria Francescana, nella foto in alto, Palmieri, insieme alle persone di sala, é l'ultimo della fila. "Basso profilo, altissime prestazioni"



Un tempo, la sala era organizzata in modo diverso, il Maître di sala era il perno tra gli ospiti e camerieri e sommelier. Lo chef era il genio invisibili e poco mediatico.
Ricordo che mio padre ripeteva sempre: "non parlare con il cameriere e non ringraziarlo ogni volta che ti riempie il bicchiere, non devi neanche guardarlo, proprio come se non ci fosse". Non é che mio padre fosse un maleducato, anzi, questo era semplicemente il rapporto tra il cliente e la sala.
Imbarazzante.
Dopo infelici periodi, conseguenza di questo mood, i ristoranti sono arrivati a capire quanto importante é la sala e le persone che se ne occupano.

"Se non si da importanza alla sala, gli chef saranno tutti disoccupati" M. Bottura

Trovo bellissimo, come succede al Noma ad esempio, che la persona della brigata di cucina che ha eseguito il piatto, lo porti a tavola personalmente raccontandomelo come desidera lui, essendo pronto a domande o brevi conversazioni.
Gesto Adorabile.




Palmieri allestisce un tavolo dove finalmente prenderà posto a sedere Massimo Bottura e altri amici.
Il gesto ruota nel pensiero e l'ispirazione che la memoria trova nell'abbinare i piatti al vino e non solo. Il concetto di rottura tra il dolce e il salato é la colonna vertebrale di tali abbinamenti.


Omaggio alla Normandia: Ostrica non ostrica con acquavite di genziana


La degustazione é composta da tre classici piatti dell'Osteria Francescana


Il secondo relatore é Josep Roca, sommelier del ristorante El Celler de Can Roca di Girona.




Josep Roca attraverso video e musica, racconta il suo ristorante, la sua sala che non é sinonimo di servizio ma di complicità.
Saper diventare interpreti dei sogni di ogni ospite é la chiave che fa la differenza.



El Celler conta 55 persone per 55 clienti, 20 in sala e 25 in cucina.
Un giorno alla settimana viene dedicato alla formazione e alla riflessione per l'intera brigata.
L'abbinamento cibo-vino (e anche qui non solo vino) ha bisogno di armonia, complemento e versatilità.
Contano fortemente anche l'acidità, la corrispondenza molecolare (aromi), potenza e consistenza.



Cercare una reazione emotiva ed emozionale: una ricerca emotiva può essere offrire ad un ospite nato nell'anno '62 un vino del '62, ma se questo è un gran vino sarà anche una reazione emozionale.
Capire in ogni momento le reazioni emozionali e i desideri é il segreto per una grande esperienza al Celler. Saper cogliere le sensazioni o il bisogno di un cambio di rotta per ridonare brio ed emozione ad una cena.
Interagire con la cucina per dare i giusti tempi all'ospite, che potrebbero essere diversi da quelli programmati.

Una mattina dove gesti, emozioni, cuore e pancia si uniscono per dare vita a qualcosa di unico e meraviglioso, sempre in sala.

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Il valore rivoluzionario del Rispetto. Identità Golose e Food&Wine 2013

Rispetto: sentimento di riverenza verso cosa o persona ritenuta degna. Non danneggiare, non sciupare, non guastare.
Rifletto. 
Guardandomi attorno lo percepisco quasi come un comportamento di altri tempi.
"Il valore rivoluzionario del rispetto" è il tema scelto quest'anno per Identità Golose, un valore che deve necessariamente tornare  come modus vivendi e non solo nei confronti di quello che consideriamo degno.
Personalmente voglio rispettare anche chi non mi sembra degno, anche chi non la pensa come me.
E' importante ricordare che si apprezza quello che si conosce. Più cose conosciamo tante più cose apprezzeremo e, di conseguenza, più rispetteremo idee e progetti altrui.
Un modo diverso di guardare la nostra realtà, unendo il rispetto al valore della semplicità e ad una scelta che va oltre il mercato, tutte premesse proposte in questi anni da Identità Golose. Coscienti e consapevoli.

Non posso nasconderlo, Identità Golose è uno dei miei appuntamenti gastronomici preferiti italiani.
Felice di partecipare anche quest'anno, sia a Identità Golose sia al Food&Wine, mi preparo a sentire non poche emozioni e a scoprire ogni volta nuovi concetti, nuovi punti di vista, grandi scoperte e nuove conoscenze.
In quei giorni Milano pullula di eventi e cene fuorisalone, vi indico alcune:



Vi lascio un po' di foto scattate durante l'edizione 2012 e allego qui il programma del Convegno, in modo che possiate cominciare ad organizzarvi.


Domenica 10 Febbraio

Sala Auditorium (A)
10.00 Massimiliano Alajmo (Le Calandre a Rubano - Padova)
10.45 Omaggio a Ezio Santin con Fabio Barbaglini e Massimiliano Alajmo
11.15 Simone Padoan e Franco Pepe, la pizza italiana oggi
12.00 Lorenzo Cogo (El Coq, Marano Vicentino – Vicenza)
13.00 pausa
14.30 Thiago e Felipe Castanho (Remanso do Peixe, em Belém do Pará - Brasile)
15.15 Rafael Peña (Gresca, Barcellona - Spagna)
16.00 Bertrand Grebaut (Septime, Parigi - Francia)
16.45 Ángel León (Aponiente, El Puerto de Santa Maria - Spagna)
17.30 Magnus Nilsson (Faviken Magasinet, Jarpen - Svezia)
18.15 Ryan Clift (Tippling Club, Singapore - Singapore)

Sala  Blu (B1) - IDENTITA' DI SALA
10.30 Giuseppe Palmieri (Osteria Francescana, Modena)
11.30 Josep Roca (El Celler de Can Roca, Girona - Spagna)
12.30 Alessandro Pipero (Pipero al Rex, Roma)
13.30 pausa
15.00 Davide Groppi (Davide Groppi, Piacenza)
16.00 Raffaele Alajmo (Le Calandre, Rubano - Padova)
17.00 Umberto Giraudo e Marco Reitano (La Pergola del Rome Cavalieri, Roma)
18.00 Antonio Santini (Dal Pescatore, Canneto sull’Oglio - Mantova)

Sala  Blu (B2) - IDENTITA' DI PASTA


10.15 Matteo Baronetto (Cracco, Milano)
11.10 Roberto Petza (S’Apposentu di Casa Puddu, Siddi – Oristano)
12.05 Frank Rizzuti (Frankrizzuti Cucina del Sud, Potenza)
13.30 pausa
14.15 Christian Milone (La Gastronavicella, Pinerolo - Torino)
15.05 Anthony Genovese (Il Pagliaccio, Roma)
16.00 Davide Scabin (Combal.Zero, Rivoli – Torino)
16.50 Alessandro Gilmozzi (El Molin, Cavalese - Trento)
17.40 Luciano Monosilio (Pipero al Rex, Roma)


Lunedì 11 Febbraio

Sala Auditorium (A) - IL VALORE RIVOLUZIONARIO DEL RISPETTO

10.00 Carlo Cracco e Matteo Baronetto (Cracco, Milano)
10.45 Daniel Humm (Eleven Madison Park, New York - USA)
11.30 David Kinch (Manresa, Los Gatos – California)
12.15 Massimo Bottura (Osteria Francescana, Modena)
13.00 pausa


14.30 Enrico Crippa (Piazza Duomo, Alba - Cuneo)
15.15 Cristina Bowerman (Glass Hostaria, Roma)
16.00 Joan Roca (El Celler de Can Roca, Girona - Spagna)
16.45 Davide Scabin (Combal.Zero, Rivoli - Torino)
17.30 Davide Oldani (D’O, Cornaredo – Milano)
18.15 Antonino Cannavacciuolo e Gennaro Esposito (Villa Crespi a Orta San Giulio, Novara - Torre del
Saracino a Vico Equense, Napoli)

Sala  Blu (B1) - IDENTITA'  PIZZA

10.30 Simone Padoan (I Tigli, San Bonifacio - Verona) e Corrado Assenza (Caffè Sicilia, Noto – Siracusa)
11.30 Franco Pepe (Pepe in Grani, Caiazzo - Caserta)
12.30 Salvatore e Francesco Salvo (Pizzeria Salvo, San Giorgio a Cremano - Napoli)
13.30 pausa
15.00 Massimo Giovannini (Apogeo, Pietrasanta – Lucca) e Andrea Mattei (La Magnolia dell’Hotel Byron, Forte dei Marmi – Lucca)
16.00 Gianfranco Iervolino (Pizzeria Lucignolo Bella Vita, Boscotrecase - Napoli)
17.00 Stefano Callegari (Sforno, Roma)
18.00 Renato Bosco (Saporè, San Martino Buon Albergo - Verona)


Sala  Blu (B2) - IDENTITA'  NATURALI
10.15 Simone Salvini (Organic Academy)
11.10 Luigi Taglienti (Trussardi alla Scala, Milano)
12.05 Virglio Martinez (Central, Lima Perù)
13.30 pausa
14.15 Marta Grassi (Tantris, Novara)
15.05 Nicola Portinari (La Peca, Lonigo - Vicenza)
16.00 Pier Giorgio Parini (Povero Diavolo, Torriana - Rimini)
16.50 Niko Romito (Reale, Castel di Sangro - L’Aquila)
17.40 Rodrigo de la Calle (Rodrigo de la Calle, Aranjuez - Spagna)


Martedì 12 Febbraio
Sala Auditorium (A) - I GRANDI TALENTI FIAMMINGHI

10.00 Pieter Lonneville (Tête Pressée, Brugge - Belgio)
10.45 Kobe Desramaults (In De Wulf, Dranouter - Belgio)
11.30 Gert De Mangeleer (Hertog Jan, Brugge - Belgio)
12.20 Dominique Persoone (The Chocolate Line, Brugge - Belgio)
13.00 pausa
Sala Auditorium (A) - DOSSIER DESSERT (in collaborazione con Valrhona)
14.30 Eric Pras e Emilie Rey (Maison Lameloise, Chagny en Bourgogne - Francia)
15.15 Jordi Roca (El Celler de Can Roca, Girona - Spagna)
16.00 James Petrie con Jonny Lake e Hideko Kawa (The Fat Duck, Bray-on-Thames – Gran Bretagna)
16.45 Heinz Beck e Giuseppe Amato (La Pergola del Rome Cavalieri - Roma)
17.30 Maxime Meilleur (La Bouitte, St.Martin de Belleville - Francia)

Sala  Blu (B1) - IDENTITA'  LIBRI

10.30 Galateo del nuovo millennio - Roberta Schira “Il bon ton in cucina”, Salani
11.00 La pasticceria è una scienza esatta - Gianluca Fusto “I percorsi di Gianluca Fusto”, ReedGourmet
11.30 Alice e le meraviglie del pesce - Viviana Varese e Sandra Ciciriello “Alice e le meraviglie del pesce”, Giunti
12.00 Nutrire è un atto femminile - Licia Granello “Il gusto delle donne”, Rizzoli
12.30 A tavola con l’autore - Andrea Vitali “Le tre Minestre”, Mondadori
13.00 Cucinare in alta quota - Paolo Marchi “La cucina di montagna”, Bibliotheca culinaria
13.30 Cucina sui tetti di Roma - Francesco Apreda “Apreda all’Imàgo”, Gribaudo
Intervengono con l’autore Antonio Paolini e Gianluca Biscalchi
14.00 Oltre il Panino - Maria Teresa Di Marco “Il Pan’Ino”, Guido Tommasi Editore
Maria Teresa Di Marco e Marie Cécile Ferré introducono “La cucina di Roma e del Lazio”
14.30 A tavola bionda, rossa o mora? - Leonardo Romanelli “La Birra in tavola e in cucina”, Mondadori
15.00 Bere il tempo - Cinzia Benzi e Laura di Cosimo “Sauternes”, Gribaudo
15.30 Mangiare per star bene, i cibi che aiutano a crescere - Anteprima delle prossime pubblicazioni
Simone Salvini “I dolci della salute” Mondadori
Marco Bianchi e Lucilla Titta “Mangiare per la salute” Mondadori

Sala  Blu (B2) - IDENTITA'  SARDEGNA
10.20 Sergio Mei (Four Seasons Hotel – Milano)
11.10 Stefano Deidda (Dal Corsaro, Cagliari)
12.00 Roberto Petza (S’Apposentu di Casa Puddu, Siddi – Oristano)
12.50 Elio Sironi (Madai, Porto Cervo-Arzachena- Olbia Tempio)
13.40 Mario Tirotto (Lisboa, Cagliari) e Manuele Senis (Laguna di Nora, Pula – Cagliari) e
Manuele Senis (Laguna di Nora, Pula - Cagliari
14.30 Oliver Piras (La Corte del Lampone, Cortina – Belluno) e Roberto Serra (Su Carduleu, Abbasanta – Oristano) e Roberto Serra
(Su Carduleu, Abbasanta - Oristano)




All'interno troviamo il Milano Food&Wine Festival, dal 9 al 11 Febbraio


Helmuth Köcher, ideatore e presidente del Merano WineFestival, arriva come di consueto a Milano per il Food&Wine.
Il festival prevede degustazioni di 450 etichette, tre per cantina e per un totale di 150 aziende.

La proposta gastronomica abbinata alle degustazioni quest'anno è ancora più ricca. Saranno 20 gli chef e pasticcieri, ecco il programma dettagliato:

CHEF E PIATTI
Sabato 9 febbraio 2013
Ore 14.00 Luigi Sartini (Taverna Righi, San Marino)
Dorso di coniglio allo scalogno romagnolo con tortino di passatelli ai cardi e formaggio di fossa con salsa passito
Ore 15.00 Massimo Spigaroli (Antica Corte Pallavicina, Polesine Parmense - Parma)
Petali di bresaola di maiale nero di parma con piccole insalate all’agro di agrumi
Ore 16.00 Luigi Taglienti e il nuovo Trussardi (Trussardi alla Scala, Milano)
Pane, cipolle e frattaglie
Ore 17.00 Enrico e Roberto Cerea (Da Vittorio, Brusaporto – Bergamo) e il carrello dei dolci
Ore 19.00 Roberto Okabe e i colori della fusion (Finger’s Garden, Milano)
Tartare Finger’s con caviale di ponzu
Ore 20.30 Alessandro Pipero e Luciano Monosilio e la carbonara (Pipero al Rex, Roma)
La mitica carbonara
Ore 21.30 Giovanni Giberti (Pavè, Milano)
- Pizza al cipollotto e scaglie di Grana Padano
- Pizza Margherita

Domenica 10 febbraio 2013
GRANDE CUCINA, PICCOLI PIATTI non stop dalle 12.00 alle 15.00 con:
Cesare Battisti (Ratanà, Milano)
- Sandwich di patata, fior di sale, guancia di Fassona all’olio e salsa verde di sedano
- Cheviche di gamberi di fiume e pesci di torrente, arancia Tarocco e cialda di mais bianco perla con semi di lino e papavero
Beniamino Nespor e Eugenio Roncoroni (Al Mercato, Milano):
- Raviolo Sichuan di testina
- Taco scomposto di salsiccia piccante
Viviana Varese (Alice, Milano):
- Antica “minestra marinata” con 7 verdure, carne di maiale e manzo e Caciocavallo Podolico
- Pasta e fagioli, polpo e cozze
Eugenio Boer (Enocratia, Milano):
- Tartara di vitello daikon uovo di quaglia e dragoncello
- Sgombro marinato e sgombro cotto, crema di caprino fresco all’aneto, cetrioli, granita di chartreuse vert, santoreggia, levistico, aneto e melissa
Wicky Priyan (Wicky’s, Milano):
- Kioto, bocconcino di maialino, tipico della tradizione giapponese
- Sushi milanese Wicky’s brand
Stefano Callegari (Sforno, Roma):
- Trapizzino con pollo alla cacciatora
- Trapizzino con coda alla vaccinara

Ore 15.00 Lello Ravagnan (Pizzeria Grigoris, Mestre – Venezia) e le sue pizze
Ore 16.00 Enrico e Roberto Cerea (Da Vittorio, Brusaporto – Bergamo) e il carrello dei dolci
Ore 17.00 Massimo Spigaroli (Antica Corte Pallavicina, Polesine Parmense - Parma)
Risotto mantecato con riduzione di vino Fortana, pancetta, con croccante di verza e broccolo
Ore 18.30 Cristina Bowerman (Glass Hostaria, Roma)
Panino alla liquirizia, foie gras, patatine fritte con ketchup di mango e maionese al passito
Ore 20.00 Davide Scabin (Combal.Zero, Rivoli – Torino)
Combal Space Lasagne

Lunedì 11 febbraio 2013
Ore 11.00 Massimo Spigaroli (Antica Corte Pallavicina, Polesine Parmense - Parma)
Ravioli di fonduta di tosone e culatello su crema di cimette di rape
Ore 12.00 Fabio Barbaglini (Antica Osteria del Ponte, Cassinetta di Lugagnano – Milano)
Brandade di stoccafisso con salsa di prugne e radici croccanti
Ore 14.00 Christian Milone (Trattoria Zappatori, Pinerolo – Torino):
Pancia di maiale alla birra, patate e cicoria di campo
Ore 15.30 Christian e Manuel Costardi (Cinzia – Da Christian e Manuel, Vercelli):
Costardi’s tomato rice (omaggio a Andy Warhol)
Ore 16.30 Enrico e Roberto Cerea (Da Vittorio, Brusaporto – Bergamo) e il carrello dei dolci

Inoltre lo chef Massimo Spigaroli nelle tre giornate proporrà i seguenti prodotti dell’Antica Corte Pallavicina in degustazione:
Sabato 9 febbraio: “Antico Spigaroli”, un salame presentato in anteprima assoluta a Identità Golose e dedicato al maestro Giuseppe Verdi nel duecentenario della nascita
Domenica 10 febbraio: la pancetta “gran riserva 28 mesi”
Lunedì 11 febbraio: il “Culatello Oro” oltre 24 mesi

Identita Golose, dal 10 al 12 Febbraio
MiCo - Milano Congressi - Via Gattamelata - Gate 14 - 20149 Milano

Milano Food& Wine Festival, dal 9 al 11 Febbraio
Mico - Milano Congressi - Gate 15 (ex fiera Milano city)
via Gattamelata 5, Milano









Identità Golose 2012. Giorni 2 e 3. Da Cracco a Esposito e da Parisi a Scabin :)

Carlo cracco e Matteo Baronetto.




Indovinate con che piatto inizia Cracco? una michetta.
Naturalmente una micheta non convenzionale dato che è un panino di seitan e cotto nel microonde. Risultato? un guscio croccante, ben gonfio e perfetto da imbottire dato che l'interno è vuoto. Cracco lo prepara imbottito con il songino, fiori di pisello e lingua.
L'altro piatto che mi è piaciuto moltissimo consiste in gamberi portati a tavola su un carbone ardente. Questi gamberi cuociono a piacere del commensale.





Cracco si è soffermato sulla scelta del carbone di qualità che dopo tante ricerche ha trovato da un produttore artigianale in Francia.
In questo piatto, il carbone, che deve essere leggero come peso per essere di qualità, si utilizza scaldato con un cannello facendolo diventare incandescente.
Sopra il carbone si aggiunge qualche Spezia come dei semi di cumino per aromatizzare, sopra si cuociono i gamberi senza carapace.
Come vedete nella foto, il piatto viene servito su un vassoio di legno con abbondante sale grosso e qualche Erba, sopra il sale si adaggiano i Carboni ardenti e sopra questo i gamberi che cuoceranno indirettamente.

Paolo Lopriore. Non è nulla di quello che sembra.
Scusatemi ma di Lopriore non ho foto, non so perchè non le ho fatte, probabilmente ha attirato completamente la mia attenzione il suo brodo di carote fatto con i semi della stessa carota.
Il brodo instantaneo di carote viene considerato da Lopriore una cucina espressa e casalinga. Si parte da semi di carota lasciati a bagno un giorno nell'acqua, dopo si passa il tutto alla centrifuga, si ha un concentrato che sara la base del brodo. Si accompagna a una cozza fritta in tempura, aperta precedentemente al vapore, si aggiunge lattuga di mare che ci riporta un caratteristico sapore di scoglio.
Il sapore di questo brodo, realizzato con 15 gocce del brodo instantaneo di carote, vi assicuro, è una carota estrema e molto hard, quasi esagerata :))

Enrico e Roberto Cerea con Italo Bassi e Riccardo Monco




Un palco a 6 stelle. Si presentano insieme la storica enoteca Pinchiorri e il ristorante- albergo dei Cerea, Da Vittorio.
Si parte con Monco e Bassi cucinando due ravioli, uno è servito con fonduta di Grana Padano e riduzione di timo. L'altro è un doppio raviolo farcito con maialino di Mora romagnola e burrata di Andria, doppio nel senso che in un raviolo ne troviamo due, e la cosa mi piace molto :))
A seguire i Cerea mettono in viaggio un mondano e buongustaio piccione viaggiatore in volo tra le Americhe fino all’Asia, con una sosta molto gourmand in Europa. Sul piatto si riproduce la cartina geografica con indicato l'itinerario: suo tragitto in tre tappe e altrettante cotture: si inizia dagli USA con l’hamburger di fegatini e interiora di piccione dentro il classico panino e accompagnato da acetosella e una salsa mou di foie gras. Per una fanatica dell'hamburger come me, questo è il paradiso! persino con la crema mou (che mi ricorda il mio dulce de leche) divino!!
Così questo piccione arriva in Europa con una ricetta che unisce alcuni paesi del vecchio continente: petto nappato al fegato grasso cotto sottovuoto, poi spadellato con il Porto e accompagnato a un pacchero farcito di tartufo, panna e patate. Mi piace molto anche questo :)
Il nostro curioso piccione arriva in Asia. Si presenta un piatto estremamente orientaleggiante con qualche contaminazione: la coscia viene cotta sottovuoto in salsa di soia e zenzero, glassata con aceto balsamico, ketchup, aglio e zenzero e accompagnata con miso, cerfoglio, cipolline e coriandolo.





La seconda ricetta sono i paccheri, italiani e conviviali.
Paccheri, sugo di pomodoro, basilico in foglie ed enormi quantità di grana padano quindi molto mantecato. Alla fine, persino un po' di peperoncino. Estremamente sapidi, buoni, di casa !






Alla fine viene consegnato il premio alla sezione vent'anni al pasticcere Franco Aliberti. Tutti sappiamo che Aliberti è il nuovo pasticcere de La Francescana, invece no, ci sorprende Bottura affermando che "si occuperà dei primi".





Massimo Bottura. Dall'osteria all'Osteria.




E qui siamo a livelli stratosferici, e si sente.
Io Bottura non lo conosco tranne che per la sua cucina che ammiro molto e, anche se è nato lo stesso giorno di mio marito (pensate...) non riesco a farmi una impressione personale, non chiedetemi, non so perché.
Una cucina di territorio con rielaborazioni moderne che non fanno altro che valorizzare il prodotto che per Bottura è la base di tutto.
Ci ha deliziati con una degustazione di 5 piatti uscite con tempistica perfetta. Grande lavoro di brigata e squadra.
Il panino alla spume di mortadella è un piatto d' infanzia, va servito con un gnocco croccante di ciccioli tostati.





Compressione di pasta e fagioli con spuma di rosmarino. Diverse consistenze, diverse temperature e quella spuma di rosmarino!!!





A seguire anguilla cotta sottovuoto con riduzione di mela campanina. Delizia.
Bollito non bollito cotto a sottovuoto a bassa temperatura con spuma di prezzemolo, salsa ai due peperoni e cappero. Eccezionale. La lingua aveva una consistenza ed un sapore esaltati alla massima potenza. Il tutto si presenta composto come la vista dello skyline di Manhattan, città molto Cara a Bottura dove, peraltro ha conosciuto sua moglie Tara che, secondo me, ha fatto d'ispirazione nel potenziare il suo gusto per l'arte unito alla cucina. Una bella cosa :)





In conclusione, Bottura riceve il premio al piatto dell'anno per la fraona non arrosto.





Niko Romito. Analisi sensoriale di un piatto.





Premiato subito come cuoco dell'anno, meritatissimo.
Cucina che si basa proprio su i sensi, Niko Romito e un uomo delicatissimo, trasmette i suoi concetti con chiarezza e quasi a sottovoce. Concetti comunque forti, di grande presenza e valenza.
C'era un aria rilassata ma di grande attenzione. Ecco i miei appunti.






In sostanza il discorso di Romito segnala che esistono tre componenti, visiva, olfattiva che dipende dall'ingrediente, temperatura più è caldo più è ricco di sostanze volatili. Poi la consistenza e testura, nel mordere rompo le strutture e a livello retronasale ho il profumo di quella struttura.
Il gusto invece si divide in acido, amaro, salato e dolce.
il salato e il dolce dipendono dalla abitudine. L'acido e l'amaro sono componenti ereditarie, esistono persone che lo percepisce di più.
Il sale e fondamentale in cucina, modifica gli elementi, elimina le percezioni dell'amaro ed è influenzato anche dalle temperature.
Il cuoco va oltre al mercato valutando tutte queste componenti.
Romito ha presentato 3 ricette spiegandole e faccendone vedere in video.
Vi faccio un regalo, vi lascio i link dei video realizzati da Elisia Menduni.
Enjoy! i video di Elisia sono di immagine quasi zen ma con una musica rock quanto basta per trasformarli in un dolce salato non qualunque, il dolce è speziati e il salato è piccantino :)

http://youtu.be/raUnX56Zh5Y
http://www.youtube.com/watch?v=Rn4DlS0iM

Si conclude con un dolce poco dolce dato che è un dolce fatto da un cuoco e non da un pasticciere. Si tratta di uno zucchero bruciato e panna con meringa classica affumicata con cialda ghiacciata di lamponi con acqua distillata che ci mette più tempo a scioglierei dato che non ha sali minerali. La meringa viene bruciata con il cannello.

Gennaro Esposito. Ingrediente e Sostanza.




L'ultimo del Lunedì.
E così arriva in sala Auditorium Gennarino nazionale.
Costruisce un discorso molto raffinato e sottile sulla differenza tra Ingrediente (ingredior) e Sostanza (substantia).
Comunemente si associa il termine sostanze con quello di ingrediente.
Ma la sostanza è quell'ingrediente che si porta una esperienza, una valenza storica o un prodotto tradizionale particolare.
La sostanza diventa uno dei fattori più importanti di riconoscibilità di un piatto e la cucina italiana e una cucina fatta di sostanza.
Esposito afferma la sua cucina di territorio sostenendo che bisogna ridisegnare la cucina italiana con le sostanze tipiche del posto.





Presenta tre piatti eseguiti dai sempre bravi Giuseppe di Martino e Luigi Lionetti della Brigata della Torre del Saracino.





Il primo è una Quaglia cotta in burro di siero a 50 gradi per 2 giorni con finocchietto marino arricchito dallo iodio dato che cresce vicino al mare. A seguire si asciuga la carne e si trita con finochietto. Per guarnire delle foglie di bietola selvatica leggermente saltate, pesto di pistacchi e qualche goccia di colatura.




Il secondo piatto consiste in un baccalà glassato con la melassa di fichi e accompagnata da cipollotto nocerino e melannurca spadellati separatamente e poi messi insieme, si aggiunge della centrifuga di finocchi formando una zuppetta e si aggiungono le verdurine in carpione.






L'ultimo, che ho mangiato tutto ed è proprio buono, è una sostanza tipica napoletana: 'o pere o' musso. Si sala con un sale di acciughe e si accompagna con centrifuga si sedano, gelatina di limone e marron glacé di montella che ha molto gusto ma non è molto dolce.

Arriviamo così all'ultimo giorno dove ho passato tutta la mattina a Identita di Carni ( che volete da me!!! ;))).
Tutti gli interventi sono moderati dall'amico Fabrizio Nonis che, neanche chiarirlo, di carni se ne intende un mondo :)

Paolo Parisi. La bracce: l'unica speranza.





Come Parisi, credo che il massimo nella cottura delle carni sia la cottura alla brace. Allestito questo forno alla brace, creato proprio da lui, ci deliziamo in assaggi di carni superiori, sia per qualità, sia per quanto riguarda le cotture.
Parisi, insieme a Lorenzo Cogo, ricreano la cottura primigenia in un forno modernissimo. Il perché di questo forno risiede nel fatto che permette cotture lente di 36 o 48 ore, difficile da realizzare nel bbq di casa.
Parliamo a questo punto di carbone, come da Cracco. Parisi trova il suo carbone di qualità in Mangrovia e sottolinea che il carbone non deve creare troppo fumo che va a coprire i sapori, ma deve solo accarezzare la materia.
La buona carne non è quella giovane ma quella che ha degli anni.
Il segreto della qualità è il tempo. E conferma quello che ho sempre pensato dicendo che non crede alle frollature della carne per farla diventare morbida ma solo per conferire a questa il sapore desiderato.
Mi sento a casa :)))
Ci fa degustare la carne di una pecora di 12 anni, tenera, saporita, superlativa, non serve sale, non serve niente, anche se Cogo la abbina a una salsa con 5 erbe fresche mescolata con yogurt di capra. Un bel pensiero.
A me quel forno, nel mio terrazzo, please!!

Gian Pietro e Giorgio Damini. Semplice mente carne.





Direttamente da Vicenza, i fratelli Damini. Parlano dal fatto che non solo dal maiale non si butta via niente. Allevano fondamentalmente Limousine in modo assolutamente biologico.
Due esempi sono una battuta di fesotto di spalla accompagnata da una bernese all'olio, raperonzoli e pane croccante.





Il secondo piatto consiste in una pancia cotta sottovuoto a bassa temperatura con erbe amare e senape. Gustosa, tenera e polposa.
Se consideriamo che da un animale si ricavano solo 8 costate con filetto. mi sembra giustissimo il Damini-pensiero: dal animale non si butta niente.Adoro e lo considero quasi un Butturini -pensiero :)

Giorgio Nava. Come allevo, taglio e cucino il mio menù di carne.





Giorgio Nava si è trasferito in Sudafrica negli anni '90. Il progetto era produrre la mozzarella, ma non ha funzionato. Da li è partito con la ristorazione proponendo la cucina italiana pura ed evitando intingoli e salse alle quali i Sudafricani sono abituati.
Negli anni ha creato due allevamenti, uno di selvaggine e un altro per il manzo. Da questi ultimi Nava è particolarmente afezionato, li conosce uno per uno e loro riconoscono lui.
La carne che vedere sopra, ad esempio è carne di gnu, una tagliata appena scottata di una consistenza tenace ma morbida, con fibre piccole ben compatte tra loro. La carne è saporita, erbacea, con una sapidità naturale, di quelle buone carni che nemmeno del sale hanno bisogno :)
Conclude Nava con simpatia e intelligente ironia dicendo "io non ho le stelle ma ho le stalle" e che stalle!!!

Davide Scabin. La mia pasta oggi




Vulcanico.
Ma di quei vulcanici sinceri e generosi in senso ampio, genuinamente simpatici, senza trappole, con talento arrollador e intelligenza sempre viva e spontanea.
La pasta, per Scabin era in passato qualcosa di banale, la cucinava pochissimo. Un giorno senza saperlo, incontra il signor Felicetti che li chiede, per piacere, di debanalizzare la pasta. E lui lo fa, a modo suo, molto rock, un rock come quello dei pochi miti della storia, con creatività sicuro di sè e innovativo al massimo. La pasta che non ti aspetti insomma.
Scabin sostiene che bisogna pensare alla pasta non solo in funzione del sugo. Perché no!!!
La cipolla ripiena di pasta è un esempio. Bellissimo piatto che proporrei a casa per una cena con amici con molto orgoglio. La cipolla arrosto normale e un Po caramellata tenendo l'acqua. Riempire con la pasta e verdurine arroste e caramellate,




briciole di pane, grana e verdurine e gratinare al forno.
Il secondo piatto è il polipo e gambero con pomodorini, olive, sedano e maccheroni farciti di carbonara. Versione più estiva e coloratissima.






Finalmente la piada ripiena di pasta con salsa arrabbiata, burrata, erbette miste, a dire di chi la ha assaggiata (piu di uno) una favola, sorprendente.
Per finire tutti abbiamo degustato un ottimo brodo con degli spaghettoni dentro e, al momento, abbiamo aggiunto le verdurine disidratate in bustina consegnate a tutti (che erano buonissime anche così perché non erano dure ma croccanti:))






Scabin, enorme!

Con questo si conclude il mio viaggio.
Un grazie speciale a Elisa Pella ed Elisa Zanotti :)) bravissime!!
All'anno prossimo ( e già non vedo l'ora!!).

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