mercoledì 15 maggio 2013

A cena sul Canal Grande dallo Chef Massimo Livan del Ristorante Antinoo's




Anche se abito in Veneto già da più di 20 anni, tornare a Venezia é sempre una emozione speciale ed ogni volta diversa.
Per giunta ho sposato un Veneziano con casa a Venezia e al Lido e quindi, oserei dire che a Venezia mi sento a casa anche se non sono una Veneziana DOC.
Piacevolissimo invito a Cena sul Canal Grande, al ristorante Antinoo's, guidato dallo chef Massimo Livan.



Il suo ristorante si trova all'interno del Hotel Centurion Palace, 5 stelle lusso, sul Canal Grande, proprio a fianco della Basilica della Salute.
L'Hotel é in stile gotico veneziano. All'interno é arredato moderno contemporaneo, piacevolissimo.
Pezzi notevoli. Indimenticabile il lampadario dell'ingresso a forma di scocca della tipica barca veneziana, la sampierotta, completamente smontabile.
Conosco subito lo chef, Massimo Livan, veneziano nato al sestiere di Castello e, come quasi tutti gli chef, folgorato dalla cucina di sua madre. Simpatico, informale, scattante e vigoroso, genuino, spontaneo e semplice nel tratto.



La sua cucina da importanza assoluta alla qualità della materia prima, mettendo in primo piano i veri sapori degli ingredienti, arricchiti ancora con profumi, sentori, aromi e ricordi. Ma non solo, in fusione con la bellezza dell'ambiente che li vede nascere, Livan crea piatti molto attraenti al primo sguardo: composizioni colorate, dinamiche, vive, come ad esempio la presenza di fiori edibili e germogli, che accentuano una bellezza naturale e semplice, bucolica e quasi femminile, sofisticata ma romantica e sognante.



Iniziamo con uno scampo crudo aromatizzato alla vaniglia.
La vaniglia, appena un sentore, scalda la mineralità dello scampo rendendolo un piatto suadente mentre un extravergine del Garda, con la sua leggerezza, accentua i profumi del piatto.
Subito dopo: Tartare di tonno e branzino al pepe rosa con menta, fragole, sale Maldon e sorbetto al mango.


Lo dico apertamente, il piatto che vorrei mangiare ogni giorno della mia vita. Vigoroso ma leggero, forti sapori genuini equilibrati da acidità e profumi vicini e lontani, semplici ed esotici. Contrasti di consistenze e temperature. Innamorata della tartare di branzino.
E ancora:
Tartare di gamberi rossi di Sicilia e frutto della passione. I gamberi battuti a coltello, quasi a crema, buon contrasto con il frutto della passione, che adoro.




Gnocchi di patate fatti in casa con carpaccio d'astice aromatizzato allo zenzero. Anche qui, un contrappunto di ottimi ingredienti di territorio uniti a profumi lontani.
Il secondo:
Trancetti di triglia con asparagi cotti e crudi e salsa di lamponi.
La triglia valorizzata, in sapore e consistenza, da una cottura perfetta. A me é piaciuta molto l'aggiunta di asparagi crudi, croccanti e dal forte sentore erbaceo.
Per finire:
Fondant al cioccolato con salsa di ribes rossi e granella di nocciole.
Confesso che non amo molto i dolci al cioccolato ma questo fondant era cotto alla perfezione, e l'ho mangiato tutto ;)



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sabato 27 aprile 2013

50 Best. Gli Oscar della ristorazione mondiale in streaming




E' possibile edere in streaming l'evento che premia i 50 migliori ristoranti al mondo, un po' come gli Oscar della gastronomia.
Si prevede qualche cambiamento quest'anno.
Sicuramente tutti in prima fila.
Vi allego il comunicato stampa ufficiale dell'evento.

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Mancano poche ore all'11° edizione del The World's 50 Best Restaurants (http://www.theworlds50best.com), sponsorizzato da S.Pellegrino eAcqua Panna, l'"Oscar" della ristorazione che ogni anno premia le migliori insegne al mondo. La cerimonia si terrà anche quest'anno alla Guildhall, antica sede del Municipio di Londra. 
Giornalisti, professionisti del settore e, naturalmente, moltissimi tra i più grandi chef del pianeta, sono attesi all'evento.
Seguire in diretta l'assegnazione dei premi sarà possibile - il 29 aprile alle 21.00 ora italiana - su live.finedininglovers.com dove sarà attivo anche un live blogging in lingua italiana.
Intanto due importanti premi sono già stati annunciati nelle scorse settimane e verranno consegnati lunedì sul palco della Guildhall: si tratta del tributo alla miglior donna chef  2013 assegnato all'italiana Nadia Santini del ristorante Dal Pescatore di Canneto sull'Oglio (Mantova) e il Lifetime Achievement ad Alain Ducasse, un premio che va ad arricchire il già nutrito palmares dello chef francese che, con il suo lavoro, ha influenzato un'intera generazione di cuochi. 
21 Stelle Michelin e circa 30 ristoranti in 9 Paesi in giro per il globo: questi i numeri di uno dei più grandi maestri della cucina contemporanea.

In attesa di conoscere chi saranno i 50 Best del 2013, messi in fila da una giuria di quasi mille esperti internazionali, ricordiamo come andò a finire lo scorso anno: primo, per la terza volta consecutiva, il Noma di Copenhagen, quindi, nell’ordine, El Celler de Can RocaMugaritzD.O.M. e Osteria Francescana.
Podio pressochè identico al 2011 con Alex Atala, patron del D.O.M., quarto (e non più settimo) e Massimo Bottura quinto (retrocesso di una posizione rispetto al 2011) 
Quest'anno non sembra improbabile una crescita del Brasile con Alex Atala che ilTime ha recentemente inserito nella classifica dei personaggi più influenti al mondo.
Ed è naturale fare il tifo per Massimo Bottura, scalpitante nella top five e perMassimiliano Alajmo che, insieme, difendono i nostri colori in classifica.
Nell'attesa, questa era la top ten nel 2012. Scopriremo presto se e in che misura sarà rivoluzionata.  

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50 Best - La top ten del 2012:

1. Noma, Copenhagen, Denmark
2. El Celler de Can Roca, Girona, Spain
3. Mugaritz, San Sebastián, Spain
4. D.O.M., São Paolo, Brazil
5. Osteria Francescana, Modena, Italy
6. Per Se, New York, US
7. Alinea, Chicago, US
8. Arzak, San Sebastián, Spain
9. Dinner by Heston Blumenthal, London, UK
10. Eleven Madison Park, New York, US

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giovedì 14 marzo 2013

Nidi di pasta. Dolcissimi :)

Nidi di pasta dolce, mousse al cioccolato bianco e olio, Mozzarella di bufala Campana, noci caramellate, limone candito, insalatina e fiori.

La pasta utilizzata per preparare un dessert é, alla base, una bella sfida.
Ho assaggiato con piacevole sorpresa degli spaghettini dolci di Corrado Assenza e assistito alla lezione sulla carbonara dolce di Fusto-Berton.
Se poi dobbiamo mettere insieme anche la mozzarella la cosa si complica ancor di più.
Questo dolce é un mese che lo penso.
L'immaginazione é partita sui profumi di una pastiera, che é il mio dolce preferito, poi di un cannolo, poi una cassata di Oplonti suggeritami come fonte di ispirazione. Infine, vedendo in rete la ricetta di un timballo di pasta, ho iniziato a pensarci ad una versione dolce e dopo tanti pensieri, il timballo é diventato questo nido di fine inverno, timidamente primaverile.
La ricetta non é difficile ma ha piú passaggi quindi conviene iniziare giorni prima.

La prima cosa da fare sono i canditi per i quali ci vogliono tre - quattro giorni.
La mousse al cioccolato bianco e olio, le noci caramellate e l'emulsione dolce-acida di limone e olio potete farle il giorno prima.
Il giorno stesso, invece, farete i nidi, l'insalatina e i fiori secchi e la crema di cioccolato fondente.

Limone candito (3-4 giorni prima)
La buccia senza la parte bianca, di 2 limoni biologici tagliati julienne e pesata
Zucchero, il doppio del peso delle bucce
Acqua, il doppio del peso delle bucce
1 cucchiaio di glucosio
Sbollentare in acqua le bucce di limone 5 minuti, scolare.
In un pentolino versate l'acqua e lo zucchero, portare ad ebollizione molto lentamente. Aggiungere il glucosio e mescolare bene. Lasciar sobbollire almeno 5 minuti. Aggiungere le bucce di limone e lasciar sobbollire 5 minuti. Spegnere il fuoco. Ripetere questa operazione 2 volte al giorno per 3-4 giorni. É importante che il fuoco sia molto basso.

Emulsione al limone agrodolce:
3 spicchi di limone a vivo
olio, 3 cucchiai
1 cucchiaio di sedano brunoise piccolissimo
1 cucchiaino da te di buccia di limone candito
il succo di mezzo limone
In una padella piccola versare l'olio e il sedano e scaldare a fuoco basso mescolando, ritirare dal fuoco, aggiungere il succo di limone e mescolare bene. scaldare ancora a fuoco basso addensando un po' i liquidi. Passare ad un contenitore per mixare aggiungendo gli spicchi di limone pomplemousse e il limone candito. Mixare formando una emulsione abbastanza densa, come un topping.

Noci caramellate:
100 gr di gherigli di noci
zucchero q.b.
Tostare per qualche minuto le noci, ritirare. Fare a fuoco bassissimo il caramello. Una volta diluito lo zucchero aggiungere le noci. Versare il tutto su un foglio di carta da forno. Una volta diventato duro il caramello, mixare appena, ottenendo una granella di noci di misura irregolare, sia polvere che pezzettini. Tenere da parte in un contenitore.

Mousse al cioccolato bianco e olio:
100 g di cioccolato bianco di buona qualità
Olio Particella 34 di Pianogrillo, 20 gr
Tuorli, 3
Albumi a neve, 4
Fondere a bagnomaria il cioccolato spezzettato, ritirare dal fuoco ed aggiungere poco alla volta l'olio mescolando bene.
Montare i tuorli con lo zucchero sino a che diventino fermi e chiari. Aggiungere a filo il cioccolato, sempre a planetaria funzionante ma a media velocità.
Versare poco alla volta sugli albumi incorporando dal basso verso l'alto per non smontare gli albumi. Conservare in frigo.



Il giorno dell'impiattamento:
Per gli stampini che conterranno i nidi (da muffin va bene)
Cocco gratuggiato, q.b.
Burro, q.b.
Imburrare degli stampini da muffin, spolverare con il cocco e tenere al fresco lo stampo.

Per la cottura della pasta:
3 nidi di Spaghetti alla chitarra di Pastificio Leonessa
Acqua dolce per cuocere la pasta:
Aqua, 2 litri
zucchero, 20 g
glucosio, 1 cucchiaio
miele d'acacia, 1 cucchiaio
1 pizzico di sale
zest di mezza arancia
zest di mezzo limone
Versare in una pentola tutti gli ingredienti, far bollire, buttare la pasta e cuocerla normalmente.
Scolare tenendo un bicchiere dell'acqua di cottura, aggiungere un po' d'olio e un cucchiaio dell'acqua di cottura, mescolare.
Prendere la pasta con una forchetta arrotolandola su un cucchiaio per servire la minestra, mettere questi nidi in ogni stampo di muffin creando con il dito, un buco in mezzo, proprio un nido.
Infornare con il forno in ventilazione a 220 g per 15 min, spegnere il forno e lasciare dentro i nidi.

Salsa al cioccolato per disegnare i rami:
50 g di cioccolato fondente 72%
Un cucchiaio di panna fresca.
Fondere semplicemente a bagnomaria il cioccolato e la panna. Riempire con questa una piccola sac a poche.

Per l'insalatina e i fiori secchi:
adagiate su un piatto della insalatina mista e dei fiori edibili di diversi colori. Portate al microonde a 300 per 2-3 minuti controllando. Spegnere e lasciare il piatto dentro sino ad utilizzo.

Adesso abbiamo tutti gli ingredienti.
Io ho impiattato in una ardesia rettangolare.
L'ultimo ingrediente é la mozzarella di bufala Campana tagliata a piccoli cubetti.
Disegnare con la salsa di cioccolato dei ramages lungo tutto il piatto.
Lungo tutto il ramo adagiare le noci caramellate tritate alternando con la polvere stessa.
Riempire il nido di pasta con la mousse con l'aiuto di una sac a poche e adagiarlo a 1/4 del piatto. Con la mousse fare sopra il nido di pasta degli ovetti.
Sistemare i dadini di mozzarella attorno al nido.
Sopra la mozzarella e lungo tutto il ramo alternare insalatina, fiori secchi ed il limone candito.


Per finire qualche goccia della emulsione di limone agrodolce qua e la.
Vi consiglio di raccogliere la crema di fondente con le noci e di mangiare tutto insieme. La dolcezza delle noci caramellate viene ravvivata dal limone candito, il cocco dona un sapore profondo ed esotico scaldato ancora dalla mousse di cioccolato bianco. La pasta da masticare (ma che data la qualità della pasta non diventa gommosa) dona struttura al piatto mentre la mozzarella addolcisce tutti i sapori unendoli insieme.
Qui a casa, questo dolce é molto, ma molto piaciuto :)

con questa ricetta partecipo al Contest "Le Strade della Mozzarella" in collaborazione con "Pastificio Leonessa"

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sabato 2 marzo 2013

Vellutata di mozzarella di bufala Campana, pasta mista al peperoncino, gamberoni rossi e bottarga.




L'anno scorso ho avuto la fortuna di partecipare alla convention gastronomica "Le strade della Mozzarella" a Paestum (vedete qui).
Un evento indimenticabile.
Nel corso dei tre giorni, nella meravigliosa cornice "Le Trabe", ogni chef partecipante reinventa la mozzarella di bufala campana presentando dei piatti. Per me una nuova e interessantissima esperienza che spero di poter ripetere anche quest'anno.
Partecipo infatti con questa ricetta, che é la prima di due da presentare.
Il tema consiste in eseguire un piatto che abbia chiaramente come ingrediente la mozzarella di bufala campana e della pasta di Gragnano del "Pastificio Leonessa" con formato a scelta.




Ho fatto questa vellutata di mozzarella di bufala campana con un crudo di gamberi rossi, pasta mista al peperoncino di Pasta Leonessa, bottarga di muggine, cubetti di mozzarella di bufala campana e qualche goccia di olio di prezzemolo e, ve lo dico, mia figlia ha detto che é uno dei piatti piú buoni che abbia mai mangiato... del resto ottime materie prima fanno di un piatto semplicissimo qualcosa di unico.

Per 4 persone:
Mozzarella di bufala campana, 400 gr con il suo liquido di governo
Mozzarella di bufala campana, 200 gr. Tagliata a piccoli cubetti
4-5 cucchiai di pasta mista al peperoncino "Pastificio Leonessa"
8 gamberoni rossi puliti e tagliati in 3 parti
8 cucchiaini da caffè di bottarga di muggine gratuggiata
una decina di fiori edibili
germogli di valerianella
10 ml d'olio extravergine, sale e pepe rosa macinato al momento e buccia gratuggiata di mezzo limone biologico per condire i gamberi.

Olio al prezzemolo:
2 cucchiai colmi di foglie di prezzemolo tritato a coltello
Olio extravergine q.b. sino a coprire il prezzemolo
sale, una presina

In un barattolo di vetro, versate il prezzemolo trottato sottilissimo e a coltello (mai con il mixer, perderebbe tutta l'acqua). Versate l'olio extravergine sino a coprire abbondantemente, aggiungete la presina si sale, mescolate e lasciate in infusione un paio di giorni ben chiuso. Filtrate e imbottigliate.

Cuocere la pasta mista in abbondante acqua salata.
Mescolate in un piatto fondo l'olio extravergine, sale e pepe rosa q.b. e la scorza di limone e aggiungete i gamberi rossi mescolando delicatamente,  in modo che si condiscano bene.
Frullate la mozzarella con il suo liquido di governo, sale e un cucchiaino d'olio extravergine. Fate intiepidire.
Scolate la pasta e condite con olio extravergine.
In un piatto caldo, meglio a capello di prete, versate la vellutata di mozzarella tiepida.
Da una parte adagiate i pezzi di gamberi conditi, la pasta mista calda, i fiori edibili e i germogli di valerianella e qualche mucchietto di bottarga.
Dall'altra parte del piatto aggiungere un mucchietto di piccoli cubetti di mozzarella di bufala e qualche goccia, qua e la, di olio al prezzemolo.
Servire subito.



Con questa ricetta partecipo al Contest "Le strade della Mozzarella"




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domenica 17 febbraio 2013

Identità Golose 2013 #2. Un pomeriggio di ordinaria follia. Un giro per il mondo. Stili diversi :)





Dopo la garbata gestualità di Identità di Sala, il pomeriggio di Domenica si fa ritmato, sincopato, "autoctono", rock.
Solo adesso che scrivo me ne accorgo dei contrasti vissuti, un giro per il mondo ogni volta diverso che li per li, forse ho apprezzato poco ma che invece aveva tutta la carica di stile e forma di ogni parte del mondo, di ogni chef.
Un esercizio che deve portare a immedesimarsi e rispettare ogni identità per quella che é.
Inutile valutare le cucine di altri paesi confrontandole con la nostra, ingredienti e cotture diverse ci fanno perdere un filo logico.
Comprendere, immedesimarsi, rispettare.
Inizio.

Thiago e Felipe Castanho


La panorama della gastronomia brasiliana (e, in gran parte anche quella peruviana), sono impegnate fondamentalmente nella ricerca di prodotti amazzonici non convenzionali, applicati alla cucina.
C'è da capire che la ricerca è ardua e quasi infinita. 
Come successe  l'anno scorso, Alex Atala promuove il riso nero, che in passato era considerato un "difetto" e che oggi viene utilizzato giovando così l'economia, non solo dei piccoli imprenditori ma persino degli indigeni che possono, in questo modo inserirsi nel sistema e trovare un ruolo.
Grandissimo rispetto per il territorio e la sua gente. Per me, un concetto rivoluzionario.
Thiago si dedica fondamentalmente alla cucina e alla ricerca del prodotto, Felipe alla pasticceria. Due sono i loro ristoranti: Remanso do Peixe, a Belém, il ristorante di famiglia. Il secondo ristorante, Remanso do Bosque, sempre a Belém e ancora più vicino al parco nazionale dell'Amazzonia, con una cucina più moderna, basata nella ricerca dei prodotti del territorio.
Una ricetta su tutte: gli gnocchi di banana al 100%, semplicemente passati nel burro bruno. Una metafora dolce-salata incantevole.

Rafael Peña


Spagnolo di Barcellona, si forma in grandi cucine, da Ferran Adriá a Martin Berasategui dai quali, si nota bene, ha appreso la tecnica.
É passato per un paio di cucine a Stoccolma, dove è rimasto ben due anni, infatti, in qualche dettaglio dei suoi piatti, si percepisce l'influenza nordica.
Oggi ha un ristorante tutto suo, il Gresca, un piccolo bistrot di solo 9 tavoli e cucina semplice, per modo di dire.
Devo ammettere che all'inizio sono rimasta perplessa, forse troppi stimoli diversi difficili da razionalizzare e comprendere. Adesso rileggo gli appunti e capisco. La sua identità spagnola rimane fedele a se stessa, la tecnica e qualche contaminazione nordica si amalgamano perfettamente dando vita a piatti moderni e gustosi, sapidi, di grande presenza e personalità.



Per capire: il piatto in alto è un filetto di sarda marinata in sale e zucchero e spruzzata con jerez, che "cuoce" velocemente con la fiamma ossidrica, dando  croccantezza eterna e quindi consistenze diverse. 
 La sua memoria nordica: utilizza un burro di alici (1 alice, 200 g di burro), burro che congela in una lamina finissima che va appoggiata sopra la sarda creando così un'altro contrasto di consistenze e temperature.
Il piatto si completa con pane di segale e noci, limone grattugiato e del verde spontaneo di campo che, onestamente non ricordo ma sembrano proprio trifogli. (se ve lo ricordate, scrivetelo nei commenti please ;)
Per finire, cucina uno dei piatti spagnoli per eccellenza: la Tortilla.
La tortilla non è una semplice frittata, la tortilla deve essere cremosa all'interno avendo comunque il suo esterno ben sigillato e, per carità, senza farla diventare marrone. Insomma, eseguire correttamente una tortilla non è cosa semplice.
Cosa escogita Rafael Peña? inverte il modo di cottura e, con la sua già menzionata tecnica, parte dalla cremosità delle uova facendole cuocere a sottovuoto a 70 gradi, rosola cipolla e salsiccia di maiale sino a farle ridurre quasi a puré e aggiunge per ultimo l'uovo e dell'erba cipollina. Versa il tutto su delle fettine sottili di pancetta, avvolge per dare la forma di tortilla, passa velocemente il cannello per dare effimera cottura e leggera consistenza alla pancetta-involucro e accompagna con dei pomodori semi secchi.
Ad occhio nudo, la tortilla perfetta. Un estratto pregiato di tortilla, cremosa e leggera al palato ma piena di sapore.
Torno sui miei passi e ritiro le mie parole, Rafael Peña mi e piaciuto.
Tanto.


Magnus Nilsson



Allora, ve lo dico subito, il giovane Magnus mi sta molto simpatico, davvero. Ho il massimo rispetto per l'opera titanica che ha intrapreso nel suo ristorante, il Fäviken Magasinet, immerso in un bosco a Nord della Svezia, dove in 4000 ettari da sogno, tra montagne, bosco e laghi, tutto viene coltivato e allevato in natura, come un tempo, senza tecnologie macchinari ecc.
Grande comprensione del ingrediente "puro" dove l'unico condimento sono erbe e sale.
Sicuramente, per dare un'opinione bisognerebbe andare nel suo ristorante, forse più di una volta e, se é vero che prima di sedersi in uno dei suoi 12 tavoli, bisogna ammazzare un anatra prendendola per il collo, non so se avrò il coraggio di avvicinarmi. Mai dire mai, che la sottoscritta cambia idea continuamente (ahimè).
Tuttavia intuisco che io e il giovane Magnus, non siamo uno per l'altra, no :(
Questo intelligente e talentuoso ragazzo presenta un dolce per finire il pasto, un vassoio pieno di prodotti locali e tradizione svedese, chiamato Fika.


Ho un difetto, mentre quando ero più giovane non facevo altro che mangiare dolci (e pesavo 10 kg in meno, vabbé), oggi mangio il dolce a fine pasto solo se è eccezionale, altrimenti salto. 
Per dire la verità, questa Fika forse la mangerei a merenda. Si, a merenda, perché no! Una merenda bucolicamente svedese! 

Ryan Clift


E qui finiamo in bellezza! Quanto mi e piaciuto Ryan Clift!!
Inglese di nascita, approda  nella lontanissima Australia per finire dando vita al suo Tippling Club  a Singapore.
Il suo concetto di base consiste nell'arte di abbinare il bicchiere al piatto. E, vi prego, non pensate al vino! Qui tutto coesiste in abbinamenti più che altro da barman moderno e molto rock. 
Ogni piatto è l'estensione di quello che si beve e viceversa. Un tutt'uno. Un cerchio interattivo che si chiude ogni volta alla perfezione.


Essendo poi in Singapore, gli ingredienti sono protagonisti esotici, come yuzu, mescolati a birre inglesi, tequila, Aperol oppure pregiati te verdi giapponesi. 
Usa distillatori come un cuoco userebbe le padelle, esegue cocktails con champagne e poi, con un moderno strumento lo ri-gassa a piacere.
Sul palco c'è anche il nostro giovanissimo Lorenzo Cogo, che Ryan Clift definisce "fratellino" e che ha lavorato con lui.
Spiega abbinamenti, colori, sapori e sensazioni attraverso un video, ritmato e piacevolmente allucinogeno come lui.
Impossibile descrivere, tanto ero estasiata, che nemmeno ho preso appunti.


Uno sballo da fine giornata che, davvero, avrei voluto concludere seduta al bancone del  Tippling Club.

A la salud!!



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mercoledì 13 febbraio 2013

Identità Golose 2013 #1. Identità di Sala.




La nona edizione di Identità golose inizia.
Il discorso d'apertura aspetta al Presidente, Paolo Marchi.
Il tema di quest'anno é il Rispetto.
Una frase d'apertura pronunciata da Paolo Marchi ma appartenente a Marilyn Monroe dice: "Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori e tengo per me la certezza che si può sempre migliorare.”
Mi piace, condivido.

Ho molto invidiato siti e blog che, avendo più di una persona in redazione, riescono a "coprire" ogni evento per poi, magari, riunirsi a condividere quanto appreso e imparato, sensazioni e disappunti.
Non é il mio caso, quindi le scelte sono d'obbligo.
Per la mattina di Domenica scelgo, senza alcun dubbio, Identità di Sala e non me ne pento. Intuivo a cosa andavo incontro, ma il vissuto ed il sentito in quelle due ore é stato ben superiore.
Il primo intervento appartiene a Giuseppe Palmieri, sommelier di Osteria Francescana, nella foto in alto, Palmieri, insieme alle persone di sala, é l'ultimo della fila. "Basso profilo, altissime prestazioni"



Un tempo, la sala era organizzata in modo diverso, il Maître di sala era il perno tra gli ospiti e camerieri e sommelier. Lo chef era il genio invisibili e poco mediatico.
Ricordo che mio padre ripeteva sempre: "non parlare con il cameriere e non ringraziarlo ogni volta che ti riempie il bicchiere, non devi neanche guardarlo, proprio come se non ci fosse". Non é che mio padre fosse un maleducato, anzi, questo era semplicemente il rapporto tra il cliente e la sala.
Imbarazzante.
Dopo infelici periodi, conseguenza di questo mood, i ristoranti sono arrivati a capire quanto importante é la sala e le persone che se ne occupano.

"Se non si da importanza alla sala, gli chef saranno tutti disoccupati" M. Bottura

Trovo bellissimo, come succede al Noma ad esempio, che la persona della brigata di cucina che ha eseguito il piatto, lo porti a tavola personalmente raccontandomelo come desidera lui, essendo pronto a domande o brevi conversazioni.
Gesto Adorabile.




Palmieri allestisce un tavolo dove finalmente prenderà posto a sedere Massimo Bottura e altri amici.
Il gesto ruota nel pensiero e l'ispirazione che la memoria trova nell'abbinare i piatti al vino e non solo. Il concetto di rottura tra il dolce e il salato é la colonna vertebrale di tali abbinamenti.


Omaggio alla Normandia: Ostrica non ostrica con acquavite di genziana


La degustazione é composta da tre classici piatti dell'Osteria Francescana


Il secondo relatore é Josep Roca, sommelier del ristorante El Celler de Can Roca di Girona.




Josep Roca attraverso video e musica, racconta il suo ristorante, la sua sala che non é sinonimo di servizio ma di complicità.
Saper diventare interpreti dei sogni di ogni ospite é la chiave che fa la differenza.



El Celler conta 55 persone per 55 clienti, 20 in sala e 25 in cucina.
Un giorno alla settimana viene dedicato alla formazione e alla riflessione per l'intera brigata.
L'abbinamento cibo-vino (e anche qui non solo vino) ha bisogno di armonia, complemento e versatilità.
Contano fortemente anche l'acidità, la corrispondenza molecolare (aromi), potenza e consistenza.



Cercare una reazione emotiva ed emozionale: una ricerca emotiva può essere offrire ad un ospite nato nell'anno '62 un vino del '62, ma se questo è un gran vino sarà anche una reazione emozionale.
Capire in ogni momento le reazioni emozionali e i desideri é il segreto per una grande esperienza al Celler. Saper cogliere le sensazioni o il bisogno di un cambio di rotta per ridonare brio ed emozione ad una cena.
Interagire con la cucina per dare i giusti tempi all'ospite, che potrebbero essere diversi da quelli programmati.

Una mattina dove gesti, emozioni, cuore e pancia si uniscono per dare vita a qualcosa di unico e meraviglioso, sempre in sala.

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